Commentary on Political Economy

Tuesday 22 February 2022

 Gas e bollette, i costi per l’Italia e per l’Europa delle sanzioni contro Putin

Gas e bollette, i costi per l'Italia e per l'Europa delle sanzioni contro Putin

La guerra ibrida di Putin e la divisione di Ue e Usa

Questa forma di guerra ibrida voluta dal presidente russo Vladimir Putin è volta a dividere gli europei dagli americani e gli europei al proprio interno sull’intensità delle sanzioni.


E l’Unione europea ha ottimi motivi, non necessariamente condivisibili ma comprensibili, di dividersi sulle sanzioni: soprattutto in Germania e in Italia si temono ritorsioni sulle forniture di gas naturale.


Mentre, appunto, la dipendenza europea dal metano russo è persino aumentata da quando nel 2014 Mosca si rivelò apertamente un fornitore inaffidabile dopo la prima crisi ucraina. Nel 2014 l’Unione europea importava il 30% del proprio fabbisogno di gas naturale dalla Russia – secondo Eurostat – mentre la quota è salita al 35% in anni più recenti. Nel 2018 il 40% delle importazioni di gas naturale dell’Unione europea da Paesi terzi veniva dalla Russia– sempre secondo Eurostat – ma l’incidenza è salita al 43,9% nel 2020 e addirittura al 46,8% nella prima metà del 2021. I dati per l’Italia sono sostanzialmente in linea con quelli medi europei.


L’Europa, l’Italia e la «politica» energetica del Cremlino

In altri termini, mentre Putin si dimostrava un partner sempre più inaffidabile per ragioni geopolitiche e strategiche, noi italiani ed europei ci siamo messi sempre di più nelle sue mani per il nostro benessere economico.


Ora l’Europa e l’Italia stanno pagando il prezzo di questo errore di fondo, aggravato dagli eventi in uscita dalla fase peggiore della pandemia. L’aumento dei consumi e degli investimenti nel 2021 e altri fattori hanno contribuito a un moltiplicarsi per quatto o cinque volte del prezzo del gas naturale in Europa nella seconda metà dell’anno scorso.


In altri termini, la Russia si è potuta trovare nelle condizioni di registrare fatturati più che sufficienti anche tagliando le forniture. E lo ha fatto: i dati di Gazprom, il monopolio pubblico di Mosca, mostrano che in un giorno tipico di dicembre o gennaio fra il 2017 e il 2019 venivano messi nei gasdotti diretti anche all’Italia (via Ucraina, Slovacchia e Austria) circa 240 milioni di metri cubi al giorno.



I quantitativi sono scesi a 100 milioni di metri cubi al giorno in dicembre scorso e a 53 milioni di metri cubi al giorni in gennaio. Solo lieve poi la risalita delle forniture in febbraio. Così facendo, Putin ha ottenuto l’effetto di far crescere ancora di più i prezzi del metano e di generare ancora maggiore insicurezza in Europa.


I soldi del petrolio verso la Russia

Nel frattempo noi italiani e europei continuiamo a spedire in Russia circa 200 milioni di dollari al giorno per il petrolio, di cui Mosca resta il principale fornitore singolo per l’Unione con una quota di mercato di circa il 25%.


In altri termini, pro quota, i nostri soldi stanno finanziando lo sforzo bellico russo in Ucraina in queste ore. Questi sono gli errori europei ed italiani dal 2014 ad oggi che stanno rendendo così esitanti i governi del vecchio continente di fronte alla forzatura russa nel Donbas.


E nel frattempo, all’apertura di oggi, il prezzo del gas naturale in Europa è già salito in pochi minuti del 7,5%. Quello del petrolio Brent, del 2,9%.

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