Commentary on Political Economy

Saturday 2 March 2024

 

Lo spettro di una ritirata degli Usa

desc img
01 marzo 2024
Ascolta l'articolo
5 min
i

Un eventuale passo indietro degli americani nel conflitto tra Kiev e Mosca significa che l’Europa deve smettere di parlare di difesa comune e passare ai fatti

Macron è sommerso dai dissensi dei colleghi Ue per aver evocato la possibilità di «soldati europei in Ucraina». Come non bastasse questo isolamento del presidente francese, Putin rincara la dose ricordandogli che la Russia ha un arsenale nucleare. Curiosa asimmetrìa. A giorni alterni lo zar o i suoi collaboratori minacciano l’Olocausto nucleare senza che un solo «pacifista» a Ovest se ne abbia a male. Se un leader occidentale osasse ricordare l’esistenza dei nostri arsenali nucleari, sarebbe vituperato da cortei oceanici. La sortita di Macron merita attenzione. Il Pentagono fu sempre scettico sulla possibilità che l’Ucraina vincesse da sola la sua eroica guerra di resistenza. Quando Biden alle prime avvisaglie dell’invasione russa proclamò «mai scarponi Usa sul terreno» e «mai un confronto diretto America-Russia», la sua moderazione piacque agli elettori. Fece storcere il naso a molti esperti di geopolitica e strategia. Per un autocrate come Putin, sentire che l’avversario non vuole combatterlo è un segnale di via libera. Nessuno deve cercare lo scontro con la Russia. Ma lasciare sospeso nell’aria il dubbio che quello scontro sia possibile perché noi non ci tireremmo indietro, è un avvertimento e una minaccia di cui non ci si dovrebbe privare a priori.

Abbiamo visto cos’ha fatto Putin di tutta la nostra moderazione. «Ambiguità strategica» è un concetto che piace al Pentagono: è utile lasciare che l’avversario non conosca le nostre mosse future, e possa temerleFunziona così pure la «teoria del leader folle» con cui alcuni spiegano il paradosso-Trump: quattro anni di presidenza senza guerre. Forse perché la sua fama di egomaniaco impulsivo, il suo disprezzo per il parere degli esperti, resero più guardinghi Putin, la Corea del Nord, l’Iran?

Trump è l’altra ragione per cui le parole di Macron meritano attenzioneDa mesi un pezzo di classe dirigente europea «elabora il lutto della Nato», ne piange la morte annunciata. I dubbi sulla protezione americana andrebbero affrontati a prescindere dal risultato elettorale di novembre. L’isolazionismo ha radici antiche nella storia americana, nelle versioni di destra cercò di tener fuori gli Stati Uniti dalla prima e seconda guerra mondiale; nelle versioni di sinistra condannò come imperialisti quasi tutti gli interventi militari Usa. Dai tempi di Bill Clinton nel 1992, ogni candidato vincente alla Casa Bianca ha fatto campagna promettendo agli elettori di occuparsi dei problemi domestici e di ridimensionare gli impegni internazionali; fu così anche per Bush Junior, Obama, Biden. Da 32 anni soffia un vento isolazionista, i presidenti promettono di assecondarlo e poi fanno il contrario. Con la solitaria eccezione di Trump. Quanto è sostenibile questa divaricazione tra promesse e realtà? Quanti altri leader Usa potranno tradire le aspirazioni della maggioranza? Tanto più che si risveglia come negli anni Sessanta un «pacifismo» giovanile profondamente antiamericano. La gioventù Usa di cui Biden corteggia i voti, aborrisce il proprio Paese. E un giorno questa gioventù filo-Hamas dovrebbe andare a morire per difendere la Polonia?

Un’America in ritirata significa che l’Europa deve smettere di parlare di difesa comune e passare ai fatti. Macron ha molta più credibilità di Scholz o Meloni. La Francia è tra le nazioni che più spendono per difendersi. Lo deve, come il Regno Unito, a un passato coloniale di cui oggi si vergogna. Ma Parigi e Londra devono ringraziare anche due leader post-imperiali, Charles de Gaulle e Margaret Thatcher, che spiegavano ai propri concittadini l’importanza delle forze armate. Oggi Macron deve fare di più: deve mettere l’arsenale nucleare della Francia al servizio dell’Europa e agli ordini di un comando integrato. Sarebbe un primo passo per attrezzarsi a vivere senza l’ombrello americano. Ma tedeschi italiani spagnoli greci vogliono aprire un confronto con Parigi sui missili a testata atomica? In Italia e in Germania il nucleare è tabù perfino per l’energia… Incombono scelte drammatiche sull’Ucraina. O prima o dopo l’elezione americana, aumenterà la pressione su Zelensky perché accetti un armistizio nei termini graditi a Putin: lasciando alla Russia pezzi di Ucraina conquistati con un’aggressione criminale. Sarà una terribile ingiustizia. Per farla digerire agli ucraini bisogna offrirgli delle compensazioni. Un’accelerazione del loro ingresso nell’Unione europea, affinché sia chiaro che l’Ucraina si merita di essere in Occidente. E poi delle garanzie di sicurezza. Perché non appena Putin avrà incassato le concessioni per l’armistizio, comincerà a preparare la prossima guerra. Gli scarponi francesi-europei sul terreno dovrebbero far parte di trattati di difesa, magari bilaterali all’inizio, poi più ampi. Si potrà cominciare da patti di difesa franco-ucraini, anglo-ucraini, e andare avanti. Così, se e quando morirà la Nato, speriamo di non dover morire tutti insieme a lei.

1 marzo 2024, 21:18 - modifica il 1 marzo 2024 | 21:18

© RIPRODUZIONE RISERVATA

No comments:

Post a Comment